Bonus affitto per genitori separati: fino a 6.000 euro. Ecco chi può richiederli
Al via il nuovo contributo per i genitori separati o divorziati che devono sostenere le spese di una nuova abitazione. Domande aperte fino al 28 ottobre 2026.
La separazione e il divorzio comportano spesso una profonda riorganizzazione degli equilibri economici della famiglia. Tra le conseguenze più gravose vi è la necessità, per il genitore che lascia l’abitazione familiare, di sostenere il costo di un nuovo alloggio, continuando al contempo a contribuire al mantenimento dei figli.
Per rispondere a questa esigenza, la legge di Bilancio 2026 ha introdotto un nuovo contributo economico destinato ai genitori separati o divorziati, la cui disciplina attuativa è stata definita con il Decreto interministeriale n. 200 del 14 settembre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 14 ottobre 2026.
La misura prevede un sostegno fino a 6.000 euro annui per le spese di locazione sostenute dal genitore non assegnatario della casa familiare.
A chi spetta il bonus?
Il contributo è destinato ai genitori separati o divorziati che non abbiano ottenuto l’assegnazione dell’abitazione familiare di proprietà e abbiano almeno un figlio a carico di età inferiore a 21 anni alla data del 7 ottobre 2026.
Un aspetto particolarmente significativo riguarda la titolarità dell’immobile lasciato a seguito della separazione.
Il decreto chiarisce espressamente che la casa familiare assegnata all’altro genitore può essere di proprietà del richiedente, anche in comproprietà, dell’altro genitore oppure dei figli conviventi con quest’ultimo.
Non è dunque necessario essere proprietari dell’ex abitazione familiare per accedere al beneficio.
Si pensi, ad esempio, al genitore che debba lasciare la casa di proprietà esclusiva dell’ex coniuge, assegnata a quest’ultimo nell’interesse dei figli. Anche in tale ipotesi potrà beneficiare del contributo, ricorrendone gli ulteriori presupposti.
Ciò che rileva è, pertanto, l’assegnazione della casa familiare all’altro genitore e la necessità di sostenere autonomamente le spese di una nuova abitazione.
Quali sono i requisiti per ottenere il contributo?
Per accedere al bonus è necessario avere un reddito individuale non superiore a 35.000 euro annui, disporre di un contratto di locazione regolarmente registrato e intestato al richiedente ed essere in regola con gli obblighi di cura e mantenimento dei figli.
Particolare attenzione merita il requisito relativo alla proprietà di altri immobili.
Il Decreto esclude infatti dal beneficio chi sia proprietario di ulteriori immobili a uso residenziale situati nel medesimo Comune dell’ex abitazione familiare o nei Comuni limitrofi, entro un raggio di 50 chilometri.
La disposizione non distingue tra immobili liberi e immobili concessi in locazione: pertanto, anche la proprietà di un appartamento affittato a terzi costituisce una causa ostativa, ove ricorrano le condizioni territoriali previste.
Fa eccezione proprio l’ex casa familiare assegnata all’altro genitore, della quale il richiedente può conservare la proprietà senza perdere, per questa sola ragione, il diritto al contributo.
Non è inoltre consentito beneficiare contemporaneamente di altri sostegni pubblici aventi analoghe finalità abitative, né essere assegnatari di un alloggio di edilizia residenziale pubblica.
Quanto spetta e come presentare domanda?
Il contributo copre il 50% del canone annuo di locazione, fino a un massimo di 6.000 euro, ed è erogato in un’unica soluzione.
A titolo esemplificativo, a fronte di un affitto mensile di 800 euro, il sostegno potrà raggiungere 4.800 euro annui.
L’erogazione non è tuttavia automatica, essendo subordinata alla formazione delle graduatorie regionali e alla disponibilità delle risorse stanziate.
Le domande possono essere presentate esclusivamente online, attraverso la piattaforma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, entro le ore 12.00 del 28 ottobre 2026.
Il nuovo bonus rappresenta un significativo riconoscimento delle difficoltà economiche che possono accompagnare la separazione, soprattutto quando alla necessità di contribuire al mantenimento dei figli si aggiunge quella di sostenere autonomamente le spese abitative.
La sua applicazione richiede tuttavia un’attenta verifica della situazione familiare, reddituale e patrimoniale del richiedente, non essendo sufficiente il semplice allontanamento dalla casa familiare per maturare il diritto al contributo.
